Sikalìndi

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Il sapone delle pelli miste, indecise, bisognose di un momento al riparo dalle invadenze. Gli oli essenziali di limone e rosmarino purificano la pelle e ne stimolano la circolazione, mentre la polpa di fico d’India la idrata in profondità.

SAPONE AL FICO D’INDIA, LIMONE E ROSMARINO
Sikalìndi è il nome griko del fico d’India, silenzioso guardiano delle campagne salentine, antico rimedio dei marinai alle punture delle meduse, è in grado di resistere alla più torrida siccità trattenendo l’acqua all’interno delle sue mucillagini, e proprio queste sono l’ingrediente caratterizzante di Sikalìndi, con la loro capacità di sfiammare e idratare in profondità la pelle, arricchendola di vitamine e oligoelementi. Gli oli essenziali di limone e rosmarino sono sinergicamente miscelati per dare al sapone un profumo fresco e inebriante e per combinare al meglio le loro proprietà antisettiche, toniche e stimolanti della circolazione.
Il risultato del connubio di questi ingredienti immancabili in ogni ortale salentino è un sapone purificante, astringente, ma che allo stesso tempo idrata la pelle lasciandola morbida e vitale.

INGREDIENTI: Olea europea, Aqua, Sodium hydroxide, Prunus dulcis, Cocos nucifera, Ricinus communis, Citrus limonum, Citral, Limonene, Rosmarinus officinalis, Opuntia ficus indica

 

sikalindi

 

SIKALINDI e il giardino della memoria
Fondarono gli Aztechi la loro prima città in Messico e la chiamarono Tenochtitla, ovvero “luogo dove abbondano i frutti del cactus Nopalli che si erge sulla grande pietra”. Nopalli o Fico d’india, conquistatore di terre aride, potenza delle radici che si fanno strada tra rocce vulcaniche, si frangono i venti su di lui, cresce imprevedibile e protegge lo spazio, lo fa luogo. Erano di pietra celeste, coi frutti che crescevano come coralli. Tronco che non è tronco, foglie che non sono foglie, eterno, sacro.

Sikalindi è il giardino segreto, l’ortale in cui il vento si filtra e accarezza limoni e cespugli di rosmarino. Lo spazio chiuso, ma aperto delle confidenze, che crea con delicatezza un’intimità senza paura.
Paradosso di spine, cautamente fa cadere ad una ad una le difese per arrivare al cuore; lì si impasta con le corse in bicicletta, le feste nell’aia, l’organetto, la lingua antica, il cesto intrecciato. Soglia porosa tra il dentro e il fuori, membrana che protegge eppure non nasconde, che fa ombra senza oscurare; che nutre allenando alla fatica, alla pazienza, all’attesa che il dolore passi, che sotto ritorni la polpa rossastra a fiorire, il flusso vitale a scorrere.
Sikalindi è un nonno azteco che al nipote racconta di ferite ricevute da sedicenti conquistatori, racconta di come guarisce la memoria, se togli le spine, se conoscendo il dolore lo attraversi e addomesticando il selvatico, lavi la ferita e ne fai feritoia, ciò che punge trasformi in nutrimento.

Sussurra il nonno azteco i nomi delle erbe, i segreti della terra…
intorno c’è silenzio e pietra,
è lento il racconto,
viene da lontano
il mare tutto attorno
il cuore nella mano.

racconto di Maira Marzioni

Per info e acquisti scrivimi su info@mirodia.it

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